Diving




Ivan Lucherini arriva in Sardegna 15 anni fa. Sceglie il Sinis come base logistica e apre il Diving che gestisce ancora oggi:

- Ivan, il diving nel Sinis.

Ivan: Il mare del Sinis si presta benissimo all’attività subacquea. Tantissimi sono i punti di immersione e altrettante sono le possibilità di scoprire e conoscere questi fondali che ospitano una grandissima biodiversità marina. Le immersioni sono interessanti senza raggiungere profondità importanti, alcune anche in pochissimi metri, l′ideale per affrontare la scoperta del mare in maniera molto easy, facendo snorkeling. Inoltre la presenza di centri diving situati nelle località di Putzu Idu, Su Pallosu e San Giovanni, dà la possibilità di immergersi o di conseguire brevetti subacquei di vari livelli. Molti punti di immersione si trovano nel perimetro dell’area marina protetta, pertanto le attività subacquee sono regolamentate dall’ente gestore del parco.

- Abbiamo diversi scenari dal punto di vista geologico e di conseguenza diversi ambienti in cui immergerci

Ivan: I bassi fondali che circondano la penisola del Sinis sono costituiti da rocce prevalentemente sedimentarie che con l′erosione, il dilavamento e l′azione disgregante del mare sono state modificate così come ora appaiono. Questo tipo di fondale consente alla vita di substrato di proliferare in modo ottimale.  Negli anfratti e nelle grotticelle si trovano tane e ripari per tutte le specie mediterranee. Vicini alla costa abbiamo punti d′immersione molto interessanti: Il Canale, il Fagiolo e gli Occhi di Venere. In 10/15 metri di profondità si possono trovare vacchette di mare, flabelline, cratene peregrine, scorfani e piccole cernie, branchi di saraghi e salpe. Allontanandoci dalla costa a ovest la fascia sommersa è costituita da un massiccio granitico dal profilo irregolare, la cui porzione emersa è l′isola di Maldiventre e lo scoglio del Catalano a sud. Sott′acqua guglie, archi naturali, formazioni rocciose e piani di ciottolato alternati a pozze di sabbia e fondo detritico in cui prolifera la Posidonia oceanica. Le immersioni intorno all′isola sono caratterizzate da acque chiare e luminose poiché il disgregamento delle formazioni granitiche non produce sedimenti che rimangono in sospensione. Nel mare poco a nord dell′isola di Mal di Ventre abbiamo alcune immersioni ricreative in cui è possibile avvistare in tana murene e gronghi. Spesso si possono vedere cernie, saragi, corvine, musdee e muggini. Sempre in prossimità dell′isola abbiamo 2 relitti recenti che vale la pena di visitare: il Joice, e il Vaporetto. Scendendo verso sud troviamo siti di immersione interessanti: la ′′Secca di Mezzo′′, e quelle adiacenti all′area del Catalano: la ′′Secca del Carosello′′, quella di ′′Ponente′′ e di ′′Libeccio′′ ancora più a sud. L′area si presenta con formazioni di grandi blocchi di basalto, rilievi, archi di pietra, canali, tunnel e in alcuni punti basalti colonnari creati dal repentino raffreddamento delle lave eruttive. Sono formazioni rare da vedere nel mediterraneo, molto suggestive, dove i fotosub possono trovare spunti interessanti e splendidi scenari per le foto ambiente.

- Questi luoghi sono stati un crocevia di scambi sin dall′antichità. Abbiamo delle testimonianze sott′acqua?

Ivan: Si, ce ne sono diverse, prima fra tutti è il famoso relitto di maldiventre, il relitto dei piombi. E′ stato ritrovato nell 1989. Pochi anni dopo è stato indagato da un′equipe guidata dalla dott.ssa Salvi della Soprintendenza di Cagliari Oristano. Gli archeologi sono riusciti a recuperare circa 1000 lingotti di piombo da 33 kg l′uno. Si trattava di una nave repubblicana del I secolo a.C. che portava il piombo spagnolo dalla Betica, verso Roma. 
Il ridosso della baia di Mandriola è un luogo sicuro per l’ormeggio come il ridosso del Korakodes, l’antico porto ‘’dei Corvi ‘’ a Su Pallosu. A Putzu Idu, 4/5 anni fa, sono stati scoperti i resti di un vascello, probabilmente francese, che dev’essere bruciato proprio sulla spiaggia. A Mandriola davanti al Minicapo ci sono i resti di un vascello romano del IV sec. d.C. con delle anfore Almagro 51 che portavano salsa di pesce verso roma. Nel mare del Sinis sono stati ritrovati reperti anche di epoche successive come la campana spagnola ritrovata da Isidoro Palmas a ovest di Maldiventre, i cannoni dei denti di libeccio a sud est dell′isola, probabilmente spagnoli.

- Fare diving in un’area marina protetta

Ivan: abbiamo molti punti con diversi gradi di tutela all’interno dell’Area Marina Protetta, tutela; gli uffici si adoperano per ottenere un feedback con i diving e per condividere un modus operandi che sia consono alla tutela e valorizzazione.
Uno dei punti critici della nostra AMP è a mancanza di sentieri blu, dove i turisti possano vedere ′′in situ′′ i resti di antichi naufragi sia in immersione con le bombole sia in percorsi snorkeling. Ciò arricchirebbe l′offerta di percorsi didattici subacquei studiati ad hoc per raccontare la storia del sinis sin dall′antichità. Ora tocca agli operatori e le controparti istituzionali rendersi conto che non è sufficiente
 presentare al turista una bella spiaggia, è fondamentale far conoscere anche ciò che quel mare nasconde.


Ivan Lucherini
Archeologo subacqueo, Istruttore subacqueo, Guida turistica